
venerdì 2 gennaio 2009
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venerdì 25 luglio 2008
i bambini nel "limbo"

Sono quelli con una patologia d’origine neurobiologica che ha il nome di ADHD, in altre parole Sindrome da Deficit dell'Attenzione con o senza Iperattività.
Il Disturbo da Deficit d’Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà d’attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello d’attività. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.
L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali.
Sanità e scuola corrono su binari paralleli perciò spesso nn si riesce ad ottenere, da una parte, la terapia più consona al singolo caso, e nella quasi totalità degli insegnati c'è una "voragine"a livello didattico e pedagogico, perché nn si dà credito alle diagnosi, si decide che nn è necessario aggiornarsi, dato che l'aggiornamento non è obbligatorio.
Si continua, quindi, a considerarli come gli altri e si omette di intervenire adeguatamente su quelli che sono problemi di gestione del loro comportamento, molto spesso molto oppositivo e provocatorio che compromette, assieme al deficit attentivo, il raggiungimento degli obiettivi d'apprendimento delle varie aree disciplinari.
Come altri ragazzi “normodotati”, si può decidere, quindi, di bocciarli anche più volte.
Il mio ragazzo, 13 anni, nn è stato ammesso alla terza media e nn siamo riusciti a presentare ricorso al TAR poiché la decisione del consiglio di classe, nonostante tutti i vizi ravvisati nella documentazione prodotta, risulta avere il quasi totale potere decisionale.
A questo punto, assieme ad altre famiglie nella nostra stessa situazione, vorremmo intentare una causa civile contro le scuole per danni morali e, vorremmo che la nostra voce arrivasse in alto, dove possa essere ascoltata affinché la scuola e la società si attivassero per riconoscere la tipologia del disagio dei nostri figli come realmente invalidante dal punto di vista relazionale, d’integrazione nel mondo della scuola e, domani, in quello sociale e lavorativo.
Fino a che noi saremo obbligati a far frequentare loro la scuola dell’obbligo, riteniamo che la scuola sia obbligata a considerare i nostri ragazzi, offrendo loro le opportunità di apprendere secondo le loro modalità “diverse” dagli altri, anche in presenza di un quoziente intellettivo nella norma o superiore.
una madre col cuore trafitto

Sono una madre col cuore trafitto, e il disgusto per la situazione che ci troviamo ad affrontare tracima da ogni cellula del mio essere.
La scuola e la società non sono ancora pronti a riconoscere la tipologia del disagio di mio figlio come realmente invalidante dal punto di vista relazionale, di integrazione nel mondo della scuola e, domani, in quello sociale e lavorativo; è più comodo volgere lo sguardo altrove quando si viene a contatto con la gestione di bambini e giovani affetti da ADHD ovvero Sindrome da Deficit dell'Attenzione con o senza Iperattività.
Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.
L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali. E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti che si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.
Mio figlio è un ragazzino di 13 anni. Chi lo conosce sa che è un bambino vivace, spesso turbolento, impegnativo e intelligente, che se vuole sa essere rispettoso dei più deboli ed educato. Il problema però è che lui vuole troppo e pensa veloce, anche quando dovrebbe riflettere per agire in modo socialmente accettabile.
A., che ha frequentato la classe seconda della Scuola Media a Molare, da quest'anno gli è stato diagnosticato il suo disagio; a scuola ha potuto usufruire di quattro ore di sostegno settimanali e nonostante ciò è stato bocciato.
La veridicità della diagnosi, effettuata da un centro di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza molto qualificato, è stata spesso contestata dagli insegnanti che hanno continuato a scambiarla per maleducazione e strafottenza.
In qualità di madre, spesso ho ritenuto di aver commesso alcuni errori, primo fra tutti, quello di aver creduto di doverlo tenere nel "nido" ancora per un po', senza cominciare a dargli quell'autonomia, più che altro psicologia, che gli permetta di imparare a misurare le proprie forze, di riconoscere i propri limiti e le proprie potenzialità.
Solo la famiglia con un figlio ADHD può comprendere quanto sia faticoso combattere quotidianamente con i loro atteggiamenti sempre al limite dell’aggressione, del rifiuto, della non accettazione delle regole, comportamenti che spesso sono i primi a percepire come “sbagliati” ma sono incapaci di prevenire, ed e per questo motivo che si sentono così inadeguati.
Troppo spesso ho dovuto essere regista dei problemi contingenti che si creavano a scuola, troppo spesso ho dovuto salire le scale, chiamata dai docenti per suggerire, rafforzare, proporre i comportamenti adeguati che gli insegnanti, irritati, non riuscivano a trovare.
Si può sbagliare per troppo amore? Taluni pensano di si, ma io credo di aver peccato di eccesso di attenzioni, perché ho sempre pensato che mio figlio ne avesse bisogno più degli altri, a causa dell'ADHD, della sua impetuosità, della sua impulsività, della sua gran fatica a portare a termine gli impegni, di qualsiasi tipo questi fossero.
Abbiamo avviato un ricorso contro la non ammissione alla classe terza; ma per me la faccenda è ancora aperta anche perchè, grazie al nuovo Ministro Gelmini, per i comportamento si potrà respingere un alunno: vi immaginate cosa succederà per i bambini e i giovani col disturbo oppositivo provocatorio, o altri disturbi del comportamento?
Abbiamo quindi iscritto mio figlio in un'altra scuola del territorio, ma iniziando a muovere i primi passi verso quello che io ritengo sia un atto di giustizia nei confronti di mio figlio, ci siamo accorti che qualcosa non funziona...un adolescente che non ha gli strumenti necessari per raggiungere autonomamente gli obiettivi formativi come altri ragazzi "diversi da lui" in quanto capaci di interiorizzare regole, metterle in atto al momento opportuno e organizzare un metodo di studio efficace, non li avrà neppure il prossimo anno se ripeterà la seconda media, quindi a cosa serve respingerlo?.
Io continuerò a lottare e mi auguro comunque di aver spianato la strada alle famiglie dei bambini come il mio, che sapranno di poter contare su di una normativa chiara che, se applicata, fornisce strategie operative utili ad affrontare un percorso di vita adeguato alla connotazione del disagio, evitando tutte quelle frustrazioni di percorso che oggi appaiono insormontabili o di difficile risoluzione.
sabato 28 giugno 2008
" BOCCIATI"

giudizio sintetico della seconda parte dell'anno sulla quasi totalità degli insegnanti di mio figlio:
" in questa seconda parte dell'anno, i docenti hanno ulteriormente dato prova di scarsa preparazione sulla problematica A.D.H.D., di assoluta inadeguatezza del loro atteggimento nei confronti di mio figlio, di totale mancanza di empatia e autorevolezza, scambiando le strategie punitive, prive di valenza e consistenza psico-pedagogica, per strategie mirate al recupero. le metodologie individualizzate sono state applicate in maniera saltuaria e discontinua, dettate più dall'onda emotivca del momento o da un mio suggerimento, che da un progetto pianificato, concordato con tutte le parti coinvolte come l'equipe di esperti, la famiglia e la totalità del team- docenti. tutto questo è avvenuto nonostante la scuola abbia beneficiato di quattro ore di sostegno, a seguito della certificazione di disagio e a vari interventi sul ragazzo, attuate grazie alla disponibilità di docenti di altri moduli a lavorare in compresenza, alla disponibilità della famiglia a collaborare, all'aiuto, fornito a casa ad Alessio, da un educatore per i compiti a casa e ai vari interventi degli esperti per concordare strategie di recupero e inclusione, anche a beneficio del resto della classe. l'esito negativo del percorso scolastico di mio figlio quindi, è totalmente imputabile alla scarsa professionalità e all'assoluta mancanza di sensibilità verso le problematiche dell'inclusività che ogni scuola, se tale vuole essere definita, deve essere in grado di possedere. il giudizio finale, quindi, non può che essere uno: BOCCIATI:"
martedì 20 maggio 2008
quando è successo?
pare che tu ce l'abbia fatta eppure sono sempre qui che aspetto una tua telefonata, un tuo messaggio nel quale mi dici" Vengo a cena. " in un angolo del mio cuore spero che tu ci ripensi anche se so che per te sarebbe una sconfitta.
mi da tristezza pensarti solo nel tuo appartamento, davanti alla tv dopo una cena arrangiata, mi si stringe il cuore. però sei cresciuto, sei un uomo indipendente, devo imparare a considerarti come tale.
vorrei rifare ancora il tuo letto, tirare su i tuoi calzini sparsi per casa, svegliarti al mattino e controllare alla sera se sei rincasato...invece posso solo sperare che sia così e ingoiare i dubbi le incertezze e le paranoie di una mamma apprensiva. io e te abbiamo sempre parlato molto, di tante cose perchè tra di noi c'è affinità di carattere, anche il silenzio è sempre stato un momento da condividere senza problemi.
vorrei vederti più sereno, vorrei che anche tu trovassi l'altra parte di te, affinchè tu ti possa sentire completo ed essere felice. spero che in cuor tuo tu l'abbia trovata e aspetti solo di prenderne coscienza.
«Una madre è l'amica più vera che possiamo avere, anche quando le difficoltà ci piombano addosso, quando la sfortuna prende il posto della prosperità; ancora lei ci starà accanto e farà sì che la serenità ritorni nei nostri cuori.» W. Irving
non dimenticarlo mai......
la forza della vita

